“Milena, la terribile ragazza di Praga” (recensione)

Milena Jesenská è un personaggio molto poco conosciuto perfino in Repubblica Ceca.

Figlia di uno stimato medico, nata e cresciuta nella Praga dell’ex impero austro-ungarico (allora spaccata in due tra cittadini di lingua tedesca e cittadini di lingua ceca, che se ne dividevano con estremo rigore le strade e gli spazi) Milena dimostra fin dalla giovane età, e soprattutto dopo la prematura scomparsa della madre, il suo temperamento appassionato, ribelle, energico e fortemente anticonvenzionale.

Milena nel corso della sua vita sembra sempre trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: vive la sua infanzia in una Praga letteralmente schiacciata dal dominio austriaco, dopo la prima guerra mondiale si trasferisce per amore (e per spirito di ribellione nei confronti del padre) in una Vienna oramai sconfitta e decadente, dove è costretta per lungo tempo a vivere di stenti, mentre Praga al contrario vede la sua rinascita e il suo momento di massimo splendore dai tempi lontanissimi del regno di Boemia.

Ma Milena non si perde mai d’animo: cresciuta negli agi della ricchezza paterna e di indole estremamente generosa, non esita a mettersi a lavorare duramente come facchino alla stazione, mentre, nell’indifferenza del marito, con grande caparbietà inizia a fare quello che le riesce meglio: la giornalista.

Da quel momento in poi la vita di Milena sarà un continuo susseguirsi di alti e bassi, momenti di estrema celebrità, fragorose cadute, delusioni politiche, relazioni sfortunate, dove sarà sempre lasciata da uomini che al suo fianco, pur non ammettendolo mai apertamente, non si sentono adeguati, che non riescono a tenerne il passo, uomini che probabilmente si sentono frastornati dalla sua estrema vitalità.

E soprattutto la relazione amorosa intensissima, seppur prettamente platonica e giocata su di un piano squisitamente intellettuale, con Franz Kafka, che la definirà: “Un fuoco vivo, come non ne ho visti mai”.

Ma Milena non è certo l’eroina perfetta, anzi, è spesso e volentieri ingenua, frivola, pretenziosa, imprudente e il suo bisogno di sperimentare la porta ad avere più volte problemi con le droghe, specialmente con la morfina, che le procurerà una dipendenza dalla quale riuscirà a liberarsi solamente dopo molti anni e grazie ad una sorprendente forza di volontà.

Non è nemmeno una madre modello, vuole bene alla figlia, ma i suoi mille interessi hanno comunque la priorità su tutto e la rendono una madre distante, molto lontana dall’essere un punto di riferimento stabile, anche per i continui trasferimenti ai quali andranno incontro.

Durante le prime fasi della seconda guerra mondiale Milena inizia una fervida collaborazione con la resistenza cecoslovacca, scrive su giornali clandestini, insieme ad altri suoi conoscenti, anch’essi segretamente impegnati nella resistenza, aiuta decine di ebrei a scappare clandestinamente attraverso il confine con la Polonia, prima che venga inesorabilmente invasa anch’essa dalle truppe di Hitler, mettendo fine ai loro piani, ma non al suo impegno nella lotta al nazismo.

Ma le sue attività non passano inosservate: arrestata dalla Gestapo viene trasferita nel campo di concentramento di Ravensbrück, in Germania, dove si renderà ancora una volta protagonista, e dove morirà per una nefrite il 17 maggio del 1944.

Il libro “Milena, la terribile ragazza di Praga”, di Donatella Sasso, ci accompagna con uno stile semplice, avvincente e stimolante alla scoperta della vita di questo personaggio straordinario e del contesto politico e sociale che la vede protagonista.

Donatella, ricercatrice storica e giornalista, conosce profondamente Praga, città per la quale nutre una grande passione, e questa passione emerge tra le pagine del libro, nella descrizione dei luoghi e degli eventi che fanno da sottofondo all’intensa vita di Milena.


Due ore di vita sono senz’altro più di due pagine scritte.
Milena Jesenská


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Marco Ciabatti

Sono nato nel secolo scorso. Casentinese di origine, la Repubblica Ceca è la mia seconda patria.

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