Orologio astronomico – perché considero il restauro un disastro.

Dopo lunghi mesi di spasmodica attesa, lo scorso 28 settembre, in occasione della festa di San Venceslao, alle ore 18:00 in punto è stata infine svelata al grande pubblico (compreso il sottoscritto) la nuova veste dell’orologio astronomico senza dubbio più celebre e conosciuto al mondo, ovvero quello che da oltre 600 anni (per la precisione dal 1410) impreziosisce il lato rivolto a sud-est della torre del municipio storico della Città Vecchia a Praga.

Devo premettere due cose fondamentali:

1 – Da tempo aspettavo che l’orologio venisse finalmente restaurato, il quadrante infatti era peggiorato notevolmente negli ultimi anni, la vernice era sempre più rovinata e i colori apparivano sempre più sbiaditi. Il confronto con le foto risalenti ad appena un decennio prima era davvero impietoso, quindi c’era sicuramente bisogno di un intervento.

2 – Non sono né un restauratore né un esperto di restauro, pertanto non intendo fare alcuna considerazione di carattere tecnico sul restauro in sé, ma da semplice appassionato credo di aver acquisito nel corso degli anni una conoscenza del funzionamento dell’orologio superiore alla media e mi concentrerò quindi principalmente su questo aspetto. Dove ci saranno considerazioni di natura estetica, che non hanno quindi nulla a che vedere con la funzionalità dell’orologio in quanto tale, queste dovranno essere considerate assolutamente personali e soggettive.

Il mio primo contatto con il “nuovo” orologio, ovvero il dark che avanza (in tutti i sensi):

Arrivato in piazza, la prima cosa che ho pensato osservando il nuovo look dell’orologio è stata: “ma quanto è diventato scuro? e che fine hanno fatto i vecchi colori?”

E in effetti, come si può notare dal raffronto qui sotto, i colori del quadrante sono stati letteralmente stravolti, il tutto (purtroppo) a discapito della leggibilità e, sopratutto, della funzionalità.

Infatti ciò che secondo me è l’aspetto più deludente di questo restauro (ma non ho dubbi che a molti piacerà) è che si è voluto rendere l’orologio un oggetto più intrigante dal punto di vista pittorico, dando pochissima importanza al fatto che un orologio deve essere prima di tutto uno strumento di misura, e che pertanto non deve rispondere soltanto ad esigenze puramente estetiche, ma anche e soprattutto funzionali.

Questo vale in particolar modo per l’orologio astronomico di Praga, che, essendo particolarmente ricco di riferimenti e di funzioni anche complesse, dovrebbe sempre restare facilmente leggibile e interpretabile.

Invece si è voluto trattare il quadrante come fosse semplicemente un quadro dipinto che ha l’unica funzione di fare da sfondo alle lancette, e si è puntato tutto sul renderlo graficamente più accattivante a scapito degli importanti riferimenti che proprio sul quadrante erano presenti e facilmente leggibili.

E così, ecco che le due zone arancioni ai lati, che rappresentano rispettivamente l’aurora a sinistra e il crepuscolo a destra, sono diventate di un suggestivo color rosso sangue, che sfuma gradualmente (ma neanche poi tanto) nel cerchio della notte.

Da un punto di vista pittorico, appunto, questo può anche essere corretto, perché la notte ovviamente sfuma gradualmente nell’aurora, ma il punto è che il cerchio della notte era così ben definito nei contorni perché non si limitava a rappresentare il cielo come lo vediamo ad occhio nudo, bensì la cosiddetta “notte astronomica” che si compie solo nel momento in cui il sole scende di almeno 18 gradi sotto l’orizzonte e termina quando il sole risale da quella posizione, e questo non avviene gradualmente, ma ad orari ben precisi a seconda del periodo dell’anno, esattamente come sono ben definiti gli orari di alba e tramonto.

Il disco del sole, salendo e scendendo lungo la lancetta delle ore nel corso dell’anno, variava di conseguenza gli orari di passaggio nelle diverse fasi della giornata, finché, arrivato al solstizio d’estate e nella parte più esterna del quadrante, passava sotto il cerchio della notte senza attraversarlo, perché proprio in concomitanza con il solstizio d’estate il sole a queste latitudini non scende mai di almeno 18 gradi sotto l’orizzonte.

A onor del vero una leggera sfumatura in basso l’hanno mantenuta, ma talmente lieve che se non la si guarda molto attentamente si confonde con tutto il resto. 

In secondo luogo in questo modo sono quasi scomparse alla vista le due scritte in latino “Aurora” e “Crepusculum”; ci sono ancora, ma dal basso si leggono veramente male e (per chi non lo sa) è addirittura difficile individuarle.

Anche la ghiera esterna che indica l’ora boema e l’anello dei segni zodiacali hanno adesso uno sfondo notevolmente più scuro, quasi nero (prima erano blu) e anche questo va a discapito della leggibilità, perché il nuovo colore rende più difficile individuare immediatamente la posizione della luna, (specialmente quando non è ancora piena) e questo va ad aggiungersi al fatto che anche le altre lancette, meno in contrasto di prima con il quadrante, risultano in alcuni casi molto meno visibili.

L’azzurro del cielo sopra l’orizzonte, al contrario, è stato reso adesso più piatto e innaturale che in precedenza, visto che prima era leggermente sfumato ai lati.

Una caratteristica che a me non dispiaceva, perché dava maggiormente l’idea delle variazioni di colore che si verificano anche in natura nel corso della giornata in base alla posizione del sole, ma senza tuttavia compromettere nulla dal punto di vista tecnico, visto che la leggibilità non ne risentiva e che comunque il momento dell’alba e del tramonto erano ben definiti dalle linee dorate dei dodici spicchi che rappresentano l’ora plantaria, suddividendo il cielo sopra l’orizzonte in dodici parti uguali di durata variabile in base al periodo dell’anno.

Restando sul quadrante, un’altra cosa che non mi piace assolutamente è la rappresentazione al centro del globo terrestre.

Prima c’era una rappresentazione geografica, che comprendeva i vari continenti, compresa l’America: questo aveva sempre suscitato delle polemiche, in quanto si trattava di un’innovazione recente e, alla data nella quale l’orologio venne creato, il continente americano non era ovviamente ancora stato scoperto.

Tuttavia non bisogna secondo me dimenticare che il quadrante dell’orologio è stato affinato nelle sue funzioni anche molto più avanti, quando già l’America era stata scoperta da tempo. Ciò non vuol dire che non fosse concettualmente errato porre una cartina così “moderna” al centro di un meccanismo comunque estremamente antico, ma possibile che non si potesse fare qualcosa di meglio? La nuova veste grafica del pianeta terra sembra il logo di una compagnia aerea di trasporto merci! (grazie a Guido Carrai per questo azzeccatissimo paragone) e di sicuro non trasmette l’impressione di un ritorno ad una visione più “medievale” del nostro pianeta (come è stato dichiarato dai responsabili del restauro), al contrario pare una banalissima sfera in 3D disegnata con AutoCAD (che per chi non lo sapesse è un programma di grafica vettoriale computerizzata).

Il giorno dell’inaugurazione segnava l’ora lagale!!

Questo lo avranno sicuramente notato in pochi, ma fornisce a mio parere un’idea purtroppo molto chiara della competenza (o, per meglio dire, dell’assenza di competenza) di chi ha rimontato e rimesso in funzione l’orologio: al momento dell’inagurazione (ma anche il giorno dopo e quello successivo ancora) segnava l’ora esatta, ovvero l’ora legale!

E questa è una svista gravissima, perché l’orologio astronomico, essendo un orologio su base solare e che quindi indica, tra le altre cose, anche la posizione esatta del sole nel cielo, non può e non deve assolutamente mai essere rimesso con l’ora legale! Che oltretutto non esisteva quando l’orologio stesso è stato creato.

Il sole, infatti, è posizionato sopra la lancetta delle ore, che girando lo trasporta attraverso il suo cammino nel cielo (ed ecco perché una delle particolarità dell’orologio di Praga è quella di avere 24 ore tutte sul quadrante anziché 12 come negli orologi classici), ma se rimettiamo le lancette spostandole avanti di un’ora il sole arriverà al centro del cielo quando in realtà sarebbero ancora le 11! E quindi va da sé che non c’è più corrispondenza tra la posizione del sole reale e quella rappresentata sul quadrante dell’orologio.

E se non è una svista colossale questa…

Alcune considerazioni sul quadrante del calendario:

Come si vede dalle foto sotto, anche il quadrante del calendario è stato reso oggetto di un restauro decidamente evidente:

Ammetto che adesso le immagini delle 12 scene di vita contadina relative ai vari periodi dell’anno si leggono molto meglio, ma putroppo la sensazione che restituisce in generale il nuovo quadrante è quella di una cosa “finta”, come se alla torre fosse stato aggiunto un elemento del tutto estraneo, che non ha nulla a che vedere con il resto della struttura.

Questa sensazione, almeno per me, è dovuta soprattutto alla scelta che non riesco davvero a comprendere di modificare totalmente il materiale del quale era costituita la ghiera esterna grigia, che adesso appare lucida come fosse un rivestimento del bagno e così scura da sembrare quasi uno pneumatico.

La tonalità di grigio, quasi tendente all’azzurro, non ha nessun rapporto con il colore della pietra circostante, è un elemento ora totalmente scollegato dal contesto della torre, mentre prima si fondeva perfettamente con il resto dell’insieme.

Come si vede dal particolare qui sopra, prima i nomi e le varie date sembravano scritte su di un’antica pergamena, mentre adesso sembrano incise su di una superficie simile ad una lapide, che pare più adatta ad un cimitero.

Tra l’altro, sempre dal confronto sopra, appare evidente che il medaglione non è stato rimontato allo stesso modo: adesso rispetto a prima è ruotato verso destra! Guarando bene i disegni all’interno dei vari anelli prima e dopo, ci si accorge facilmente di questa differenza.

Che sia l’ennessimo errore commesso a causa dell’imperizia di chi ha avuto il compito di rimontare l’orologio? I disegni corrispondono infatti ai mesi dell’anno riportati sulla ghiera circostante, se il medaglione viene girato rispetto alla sua posizione corretta si perde per forza di cose il riferimento tra il mese e la scena di vita contadina corrispondente!

Al mese di ottobre dovrebbe infatti corrispondere l’immagine della vendemmia, mentre invece sembrerebbe che attualmente sia stato associato alla semina, che dovrebbe invece corrispondere al mese di settembre (ringrazio per questa puntualissima osservazione il collega e amico Davide Sirena).

Se così fosse sarebbe un altro errore davvero imbarazzante, dopo quello dell’ora legale, nel pasticcio che sembra essere questo sconsiderato restauro, ma mi riservo di verificare personalmente.

Per finire, un altro “piccolo” dettaglio e un mio pensiero personale:

E’ stata montata una nuova rete che avvolge tutto il complesso dell’orologio, non è particolarmente fastidiosa perché per fortuna è molto fine, ma rovina le foto fatte a distanza ravvicinata e ve ne renderete facilmente conto osservando la foto principale di questo articolo. Era davvero necessaria? Prima c’erano delle piccole reti solo intorno alle statue e del resto gli uccelli non hanno mai trovato comodo fare i loro bisogni sul quadrante, né tantomeno sul calendario.

Un altro problema è che si è persa la corrispondenza tra l’orologio reale e l’orologio così com’è riportato nelle guide, nei libri, nelle raffigurazioni artistiche e così via… ovviamente è un problema temporaneo (anche se ci vorrà parecchio tempo prima che le vecchie immagini siano state tutte aggiornate), ma nel frattempo c’è una discordanza che avrebbe potuto facilmente essere evitata mantendendo e ravvivando i vecchi colori, ai quali del resto ormai eravamo tutti affezionati.

Di nuovo: era davvero necessario?

E soprattutto: posso capire che la maggior parte delle persone siano interessate più al lato estetico dell’orologio che a quello strettamente funzionale, così come sono consapevole che il 95% dei turisti che ci passano di fronte non hanno comunque la minima idea di come funziona e vanno lì solo per vedere l’animazione delle statuine, ma davvero bisogna andare in una direzione dove tutto viene banalizzato, semplificato, reso unicamente un feticcio estetico da fotografare con lo smartphone?

Commenti Facebook

Marco Ciabatti

Sono nato nel secolo scorso. Casentinese di origine, la Repubblica Ceca è la mia seconda patria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *