Tra le rocce di Teplice nad Metují e Adršpach

Teplice nad Metují e Adršpach sono due piccole località molto suggestive che si trovano al nord della Repubblica Ceca, al confine con la Polonia (come si può facilmente vedere dalla cartina qui sotto), distano da Praga circa 180 km e sono ricomprese all’interno di una vasta riserva naturale nazionale di una bellezza unica: non è un caso se proprio questo luogo è stato scelto come ambientazione del film “Le cronache di Narnia“.

Ciò che attira ogni anno migliaia di turisti in questo sperduto luogo di montagna sono le enormi e spettacolari formazioni rocciose che si possono ammirare all’interno del perimetro del parco, spesso veri e propri monoliti alti centinaia di metri, che sono stati plasmati dalla potenza del ghiaccio durante le ultime ere glaciali fino a formare delle vere e proprie “città di roccia“, visitate nei secoli passati anche da illustri personaggi come, ad esempio, Johann Wolfgang von Goethe.

La maggior parte di questi turisti sceglie di alloggiare in qualche struttura alberghiera di Teplice e di spostarsi poi comodamente con la macchina tra le varie attrazioni da visitare, ovviamente nessuno vieta di fare altrettanto, ma il nostro è stato un viaggio molto diverso, direi decisamente più avventuroso e impegnativo, a partire dal mezzo di trasporto scelto per la nostra partenza da Praga, ovvero il treno.

Il sito web delle Ferrovie Ceche non ha decisamente la grafica accattivante a cui ci ha abituati Trenitalia, ma in compenso è leggero e funzionale, in pochi minuti avevamo in mano i biglietti stampati e il prezzo è davvero vantaggioso: circa 10 euro a testa per percorrere una tratta di tre ore abbondanti (cambi compresi), mentre il servizio di notifica via sms relativo allo stato dei treni è completamente gratuito e, come abbiamo poi scoperto, non lesina nel dare informazioni.

Il viaggio fino a Teplice si è svolto senza intoppi: dalla stazione centrale di Praga abbiamo preso prima un regionale fino a Starkoč, poi da lì abbiamo continuato su di un piccolissimo treno locale diesel di colore giallo, dato che quella tratta della linea ferroviaria non è elettrificata.

Per quanto riguarda l’alloggio, tramite Booking abbiamo prenotato un appartamento in uno chalet a Skály (“Rocce” in ceco) una minuscola località letteralmente sperduta in mezzo alle montagne a circa 4 km (in salita) dal centro di Teplice e a circa 6 km dalla stazione dei treni, che ovviamente abbiamo dovuto raggiungere a piedi sotto il sole, carichi dei nostri zaini con dentro tutto il necessario per sopravvivere tre giorni lontani dalla civiltà; questo è stato l’unico momento in cui abbiamo realmente rimpianto di non avere una macchina. Per fortuna il posto ci ha ripagati di tutta la fatica!

Il giorno dopo abbiamo deciso di iniziare la nostra esplorazione del parco nazionale raggiungendo il centro di Teplice attraverso il bosco, anziché scendere lungo la strada asfaltata.

Il proprietario dello chalet, poco dopo il nostro arrivo, ci aveva infatti consigliato di inoltrarci nella foresta e salire fino a Rozhledna Čáp, ovvero la “Torre Cicogna”, una torre di avvistamento in legno costruita sulla cima di un’altura rocciosa, in modo da dominare il panorama circostante a 360°

Il sentiero per arrivare a Teplice dalla Torre Cicogna (ma può essere percorso anche al contrario) per la maggior parte è davvero molto impegnativo: ci sono rocce sulle quali arrampicarsi e altre da cui scendere, ripidi tratti pietrosi in salita e in discesa, spesso si deve fare attenzione a non scivolare e procedere con molta attenzione un passo alla volta, perfino io che sono nato e cresciuto tra i boschi ho fatto abbastanza fatica, in compenso però si attraversano dei luoghi davvero meravigliosi, dove soprattutto non passa quasi mai nessuno: sono stati davvero pochissimi i temerari che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino, per la maggior parte del tempo eravamo completamente soli, circondati unicamente da alberi e rocce.

Il percorso, di 11 km in totale, ci ha portato via ben mezza giornata, ma direi che ne è valsa decisamente la pena!

Arrivati finalmente nel centro di Teplice nad Metují individuiamo subito l’ingresso di quello che il nostro gentile padrone di casa ha definito “Disneyland”: ovvero l’ingresso turistico al parco di Teplické Skály, una delle due “città di roccia” che rendono famosa tutta la zona, al quale si accede attraversando un ampio e comodo parcheggio circondato di alberghi e ristoranti.

L’ingresso costa solamente 70 corone, ovvero circa 2,5 euro, che oltretutto comprendono (se si ha abbastanza tempo a disposizione) anche la seconda e più famosa “città rocciosa”: Adršpach.

Noi però abbiamo solo poche ore disponibili se vogliamo fare ritorno al nostro chalet, stavolta seguendo la strada asfaltata, prima che faccia completamente buio.

Decidiamo quindi di concentrarci unicamente sulla zona di Teplické Skály e, a mano a mano che continuiamo l’esplorazione, seguendo le comode passerelle in legno e i sabbiosi percorsi artificiali creati intorno a queste rocce talmente imponenti da togliere il fiato, non possiamo fare a meno di chiederci come mai molte persone preferiscano saltare questa parte del parco e concentrarsi unicamente su Adršpach.

Non ci siamo fatti mancare nemmeno l’arrampicata di 300 ripidissimi scalini fin sulla vetta del “castello di pietra” chiamato Střmen, un’imponente struttura rocciosa sulla cui cima anticamente sorgeva davvero una piccola fortezza fondata dai signori Skalice e costruita mediante strutture composte di travi e passerelle di legno, che furono realizzate demolendo un piccolo villaggio di nome Třmeny (divenuto poi Kamenec dal 1836).

Il nome di questo castello deriva da uno stemma nobiliare nel quale era disegnata una staffa da cavalcatura e viene citato anche nel codice chiamato Majestas Carolina (o Codex Carolinus), una raccolta di leggi voluta da Carlo IV per mettere alcuni paletti alle libertà dell’aristocrazia; successivamente divenne uno dei principali rifugi dei cavalieri fuorilegge diretti nella vicina Slesia.

Nonostante i nostri buoni propositi l’esplorazione ci porta via più tempo del previsto e quando rientriamo nel nostro appartamento è già notte fonda, ma non era davvero possibile visitare più in fretta un luogo tanto spettacolare, sarebbe stato come mancare di rispetto alla bellezza e alla potenza della natura, di fronte alla quale ci sentiamo minuscoli come formiche.

La mattina del terzo giorno, dopo il check-out dallo chalet, non avendo più il tempo né le energie per ripetere il percorso nel cuore della foresta, scendiamo di nuovo a Teplice attraverso la strada asfaltata.

Adršpach dista circa 8 km da Teplice nad Metují ed è possibile arrivarci comodamente in auto o tramite un piccolissimo treno locale, ma noi preferiamo rientrare nel parco dall’ingresso di Teplické Skály e da lì raggiungere la seconda “città di roccia” attraverso un percorso a piedi che viene chiamato “Vlčí rokle” ovvero “Gola del lupo”.

Il percorso inizialmente è prevalentemente pianeggiante, agevolato da passerelle in legno e sembra sicuramente molto meno impegnativo di quanto il nome farebbe immaginare, ma dopo averne completato circa la metà dobbiamo decisamente ricrederci: la gola del lupo si snoda infatti attraverso un tortuoso saliscendi continuo di ripide e lunghissime scale costruite in mezzo alle rocce, con gradini alti e molto faticosi sia da salire che da scendere (complici anche i nostri zaini pesanti e i chilometri che già abbiamo accumulato nelle gambe), spesso e volentieri formati solo da tronchi o radici che ne rendono irregolare la superficie.

La seconda metà del percorso sembra davvero non avere fine, ad ogni svolta ci troviamo di fronte un’altra scala da salire o da scendere, le persone che incontriamo in senso opposto sono sudate e affannate e questo ci fa capire che non siamo ancora vicini alla nostra meta e che la parte facile del percorso ce la siamo ormai lasciata definitivamente alle spalle.

Arrivati finalmente ad Adršpach abbiamo subito la conferma che è questa la principale meta turistica della zona: ci troviamo infatti immediatamente circondati da numerosi gruppi appena scesi dai vari pullman che affollano il parcheggio, composti da persone di tutte le età con tanto di guida al seguito, il silenzio che ci ha accompagnato durante tutto il percorso si dissolve già quando ci troviamo ancora a una certa distanza e non possiamo fare a meno di constatare che “Disneyland” è un nomignolo abbastanza azzeccato, nonostante il posto meriti comunque tutta la sua fama.

Cosa ci è piaciuto di più di questa seconda località? Sicuramente il “passaggio del topo”, una strettissima scalinata tra due altissime pareti di roccia larga appena 50 centimetri, che costringeva molti a salire o scendere mettendosi quasi di lato, una parte del percorso che sicuramente metterebbe in seria difficoltà chi soffre di claustrofobia!

È poi impossibile non menzionare la “porta gotica”, con il suo cancello in ferro battuto composto di scritte e incastonata anch’essa tra due strette pareti di roccia, forse il manufatto artificiale più famoso di tutto il parco, un celebre simbolo che compare in centinaia di foto appena si fa una ricerca su Google, ma che sinceramente non ci ha trasmesso il senso di meraviglia che ci saremmo aspettati, probabilmente in conseguenza della nostra scelta di vivere e scoprire il parco nella sua interezza, cosa che ha reso la porta ai nostri occhi solamente un piccolo dettaglio caratteristico.

Ma Adršpach è una meta privilegiata anche di chi ama le scalate: le grandi pareti e i monoliti di roccia sono infatti disseminati di “ferrate” che permettono agli appassionati di arrampicarsi fin nelle cime più alte, l’attrezzatura necessaria si può noleggiare direttamente sul posto.

Tornando verso la ferrovia e la minuscola stazione dei treni passiamo accanto al piccolo lago che è stato teatro di tante favole, al quale dedichiamo gli ultimi minuti del nostro viaggio prima di fare ritorno a Teplice nad Metují e da lì a Praga, dove arriviamo a sera inoltrata.

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Marco Ciabatti

Sono nato nel secolo scorso. Casentinese di origine, la Repubblica Ceca è la mia seconda patria.

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